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Il mio percorso
Dalla filosofia alle organizzazioni. E ritorno.
Sono Stefano Scolari, filosofo, formatore e ideatore dell’Eticologia®.
Gran parte del mio lavoro ruota attorno a una domanda: quanto delle nostre scelte dipende davvero da noi e quanto dall’ambiente nel quale ci troviamo a scegliere?
È una domanda che oggi applico alle organizzazioni, al lavoro e ai cambiamenti della società contemporanea. Ma viene da lontano.
La filosofia
Il mio incontro con la filosofia risale agli anni del liceo. Ho poi studiato Filosofia all’Università di Padova, dove la mia formazione si è sviluppata soprattutto nell’ambito della filosofia analitica, della logica e della filosofia del linguaggio.
Fondamentale è stato l’incontro con Paolo Leonardi, con il quale ho approfondito in particolare Wittgenstein, la pragmatica e la teoria degli atti linguistici. Mi sono laureato con 110 e lode e, negli anni successivi, ho continuato a frequentare il mondo della ricerca, partecipando a congressi della Società Filosofica Italiana e a seminari universitari.
Di quella formazione mi è rimasto soprattutto un metodo: diffidare delle parole che sembrano chiare finché non proviamo a capire che cosa significano davvero e che cosa facciamo quando le usiamo.
Vale per parole come vero, responsabile, libero. E, naturalmente, per una parola apparentemente semplice come giusto.
Poi sono entrato nelle organizzazioni
A un certo punto il mio percorso si è allontanato dall’università e la filosofia ha smesso di essere la mia attività principale.
È stato però proprio il lavoro dentro e con le organizzazioni a farmi incontrare le domande filosofiche sotto un’altra forma.
Non più soltanto: che cosa significa scegliere?
Ma: come si sceglie quando bisogna decidere davvero?
Quando ci sono persone, obiettivi, pressioni, incentivi, gerarchie, responsabilità. Quando due valori entrano in conflitto. Quando rispettare una procedura non basta a sapere se ciò che stiamo facendo sia anche la cosa giusta.
Ho cominciato così a vedere qualcosa che la riflessione morale tende talvolta a lasciare sullo sfondo: non scegliamo mai nel vuoto.
Scegliamo dentro un ambiente. E quell’ambiente rende alcuni comportamenti facili, altri difficili; alcuni convenienti, altri costosi; alcuni normali, altri quasi impensabili.
Il ritorno alla filosofia
Da qui è nato il mio ritorno alla filosofia.
Non come ritorno a qualcosa che avevo lasciato, ma come tentativo di mettere insieme due mondi che avevo conosciuto separatamente: il rigore della riflessione filosofica e la concretezza delle decisioni nelle organizzazioni.
La domanda è diventata allora più precisa: Che cosa accadrebbe se, invece di occuparci soltanto dell’etica delle persone, cominciassimo a occuparci anche degli ambienti nei quali quelle persone devono scegliere?
Da questa domanda è nata Eticologia®.
Eticologia
Ho chiamato Eticologia lo studio del rapporto dinamico tra persone, comportamenti, valori e ambiente. L’idea di fondo è semplice: i comportamenti etici e non etici non compaiono nel vuoto. Esistono ambienti che favoriscono responsabilità, autonomia e capacità di giudizio e ambienti che, al contrario, possono progressivamente renderle più difficili.
Per questo non mi interessa soltanto chiedere alle persone di comportarsi meglio. Mi interessa capire quale paesaggio morale abbiamo costruito intorno a loro.
Da questa ricerca è nato il libro Eticologia. Rendere l’etica naturale, nel quale ho cercato di costruire un ponte tra filosofia morale e vita delle organizzazioni. Paolo Leonardi, molti anni dopo essere stato il mio maestro, ne ha scritto la prefazione: questo per me chiude un cerchio e, nello stesso tempo, ne apre un altro.
Oggi
Oggi il mio lavoro continua a muoversi fra questi mondi.
Scrivo e faccio ricerca, cercando di applicare lo sguardo eticologico anche a fenomeni che vanno oltre le organizzazioni: tecnologia, intelligenza artificiale, memoria, responsabilità, comunicazione pubblica, trasformazioni del lavoro e della società.
Lavoro con organizzazioni, manager e professionisti, attraverso formazione e consulenza, soprattutto quando occorre decidere in situazioni nelle quali procedure e regole non forniscono da sole una risposta.
E continuo a praticare la filosofia che considero innanzitutto uno strumento per pensare con maggiore chiarezza: mettere in discussione ciò che sembra ovvio, formulare meglio le domande e riconoscere il momento in cui nessuna regola può più scegliere completamente al posto nostro.
Perché, alla fine, il filo che attraversa il mio percorso è probabilmente questo:
capire che cosa ci fa scegliere come scegliamo — e come possiamo preservare lo spazio necessario per scegliere davvero.